LE OPERAZIONI BELLICHE NEL 1915

All’inizio del 1915 divenne chiaro alle due alleanze che la guerra sarebbe stata tutt’altro che breve.

Gli inglesi discutevano sul da farsi in particolare Lloyd George e Winston Churchill aspiravano ad una nuova mossa militare definitiva contro gli imperi centrali per rassicurare militari e civili.

Si decise per un assalto navale ai Dardanelli così da poter aprire una via di rifornimento per la Russia tagliando in due l’Impero Ottomano. Così facendo secondo i piani inglesi gli ottomani si sarebbero ritirati dal conflitto e l’Impero Russo rinforzato dai rifornimenti alleati avrebbe potuto dare una decisiva spallata agli imperi centrali. Inoltre un colpo decisivo agli imperi centrali avrebbe portato altri stati al fianco della Triplice Intesa.

Benché una parte degli alleati fossero d’accordo sull’utilità offerta dall’apertura di un nuovo fronte i francesi erano preoccupati di più dalla presenza tedesca a poche decine di km da Parigi. Nonostante ciò i francesi vollero appoggiare lo stesso l’idea inglese per limitare la potenza dell’Inghilterra e per poter sconfiggere la Turchia.

Anche a Berlino si dovevano fare delle scelte e si discuteva se riprendere l’iniziativa ad ovest oppure ad est. Su questo tema Hindenburg Ludendorff e Falkenhayn possedevano idee diverse.

Berlino pensò anche all’idea di una trattativa di pace separata con lo zar ma era in dubbio se effettivamente l’Impero Russo avrebbe abbandonato gli alleati.

L’idea tedesca era quella di organizzare un’altra offensiva ad est anche perché Vienna inviava pressanti richieste di aiuto. Le richieste sarebbero aumentate se l’Italia fosse entrata in guerra a fianco della Triplice Intesa.

Anche l’Impero Russo stava pensando sul da farsi e le idee erano discordanti. Alcuni pensavano che l’esercito austro-ungarico fosse sul punto di non farcela altri pensavano che la presenza tedesca nella Prussia orientale fosse la causa delle sconfitte subite. Alla fine i generali rimasero divisi senza unirsi in un unico punto per confluire in una grande offensiva.

Franz von Conrad che guidava l’esercito asburgico chiedeva un aiuto tedesco anche se riteneva di essere in grado di poter organizzare un’offensiva sul fronte sud-orientale.

L’Impero Tedesco cercò di salvare la neutralità di Roma offrendo alcuni territori asburgici sul confine italo austro-ungarico. Infatti si sapeva che all’interno dell’Impero Austro-Ungarico vivevano circa 800.000 italiani.

Mentre Roma analizzava le offerte tedesche l’Austria-Ungheria rimaneva dell’idea che piuttosto di concedere territori al Regno d’Italia sarebbe stata meglio una guerra contro l’ex alleato.

Anche la situazione bellica con la Serbia preoccupava Vienna. Nonostante ciò gli austro-ungarici erano a conoscenza della critica situazione in cui versava Belgrado. I serbi erano in condizioni critiche le epidemie avevano colpito la popolazione e avevano portato dure conseguenze al popolo serbo.

Il 19 febbraio del 1915 iniziò l’operazione bellica inglese nei Dardanelli.

La flotta alleata composta da navi inglesi e francesi bombardò i forti ottomani a difesa dello stretto.

I forti ottomani furono messi fuori combattimento dalla flotta alleata.  

L’elemento che preoccupava la flotta alleata era rappresentato dalla presenza di mine nel canale dello Stretto dei Dardanelli. Infatti le mine presenti nel canale dello stretto impedirono alla flotta alleata di continuare l’attacco dando il tempo agli ottomani aiutati dai tedeschi di riorganizzarsi. Il comandante Liman von Sanders aiutò gli ottomani a riorganizzarsi. A questo punto la ritirata sarebbe stata la scelta migliore ma gli alleati non la presero in considerazione.

Hamilton che comandava delle truppe inglesi francesi neozelandesi ed australiane ritornò in Egitto per cercare alcune mappe e per elaborare un piano.

Le truppe alleate tentarono uno sbarco ma furono subito colpiti dal fuoco nemico tuttavia mantenendo le posizioni assegnate. Vennero così creati due punti di sbarco uno a Gallipoli ed uno presso lo Stretto dei Dardanelli. Gli attacchi alleati si susseguirono contro le linee nemiche costiere ma senza risultati a parte le enormi perdite. Venne aperto anche un terzo fronte dalle forze alleate presso lo Stretto dei Dardanelli ma senza successo. Alla fine la campagna militare di Gallipoli si risolse in un disastro per gli alleati sconfitti dal comandante turco Mustafa Kemal futuro presidente della Repubblica di Turchia.

Il fallimento della campagna militare alleata contro gli ottomani ebbe ripercussioni nella zona balcanica infatti la Bulgaria si schierò a fianco degli imperi centrali.

Nel frattempo due armate tedesche ed austro-ungariche marciavano verso la Serbia. I tedeschi pensavano che la sconfitta della Serbia avesse potuto aprire delle vie di rifornimento alla Turchia.

La Serbia cadde e per il 1915 fu un anno disastroso. Intanto le truppe indiane ed inglesi in Mesopotamia sconfissero le truppe imperiali. Con un nuovo successo turco in Mesopotamia sembrava che le truppe ottomane fossero in grado di sbagliare le truppe alleate.

Dopo questi pochi successi gli alleati pensarono che l’intervento dell’Italia fosse essenziale così da poter costituire un altro fronte.

Il Patto di Londra del 26 aprile del 1915 stipulato tra il Regno d’Italia e le potenze dell’Intesa aprì un nuovo fronte a sud contro gli imperi centrali in particolare contro l’Austria-Ungheria.

Cadorna il generale italiano capo di stato maggiore dell’esercito italiano era preoccupato circa la conformazione geografica del confine di guerra. Gli austro-ungarici avrebbero potuto attraverso il Trentino che si insinuava come un cuneo nel nord-Italia invadere il Regno d’Italia arrivando a Venezia.

Si capì che l’offensiva italiana doveva partire dal confine dell’Italia nord-orientale attraversando il fiume Isonzo per arrivare a Trieste cercando un congiungimento con le truppe serbe per poi attaccare insieme gli austro-ungarici.

Quattro offensive italiane vennero lanciate per attraversare il fiume Isonzo tra giugno e dicembre 1915 conquistando pochi territori arrivando solamente ad un alto numero di vittime tra le file italiane circa 250.000.         

Le montagne sul confine italo austro-ungarico nascondevano moltissime insidie tra cui batterie nemiche mimetizzate. Inoltre il valore dell’esercito italiano servì a ben poco contro il meglio armato ed organizzato esercito austro-ungarico.

Le testimonianze della vita di trincea ci sono arrivate innumerevoli. Neppure le carezze che il re Vittorio Emanuele III dava ai soldati feriti ed ammalati di colera nelle trincee quietavano i poveri uomini costretti a combattere una guerra odiata e maledetta da tutti i presenti al fronte.

Nel frattempo tra i generali francesi ed inglesi esistevano alcune discordie circa i piani militari d intraprendere. Alla fine prevalse l’idea inglese e le batterie inglesi sul fronte occidentale iniziarono un pesante bombardamento contro le linee tedesche presso Neuve Chapelle. Alla fine gli alleati persero circa 100.000 uomini.

I tedeschi avevano la situazione in mano. Il 22 aprile presso Ypres i tedeschi lanciarono gas tossici al cloro contro le file inglesi canadesi francesi e marocchine.

Arrivarono le prime primitive maschere antigas che permisero agli alleati di resistere presso Ypres e sconfiggere i tedeschi. Seppure rudimentali le prime maschere antigas avevano permesso agli alleati di resistere all’attacco tedesco. La morte nei campi di battaglia si tingeva di un nuovo colore il giallo prodotto dal gas.

Intanto Joffre il comandante francese iniziò la sua offensiva sul fronte occidentale che tanto aveva voluto contro i tedeschi. L’offensiva francese non portò a conquiste significative invece portò circa 100.000 morti francesi e circa 75.000 morti tedeschi.

Dopo questa sconfitta inglesi e francesi concordarono per un’altra azione bellica a Gallipoli ed anche per un‘altra offensiva di grandi proporzioni da lanciare sul fronte occidentale.

La località da conquistare era quella di Loos una zona ricca di miniere e di cumuli di scorie.

Le armate scozzesi avanzarono nei territori di Loos ma i tedeschi erano già preparati all’attacco nemico con delle riserve a portata di mano. I rinforzi francesi arrivarono in ritardo e stanchi dalla lunga marcia furono sopraffatti dai tedeschi. Gli attacchi si susseguirono ai contrattacchi ed alla fine gli alleati arrivarono a conquistare circa tre km di terreno. Anche la X armata francese al comando del generale Joffre non ottenne risultati significativi contro i tedeschi. Infatti le truppe francesi non riuscirono a tenere il territorio conquistato. 

Intanto due armate francesi avanzarono nella Champagne arrivarono a conquistare la prima linea tedesca ma fu un tranello. Infatti tra la prima e la seconda linea tedesca le truppe francesi private del sostegno delle proprie artiglierie vennero colpite da quelle tedesche. I morti tra le fila rancesi arrivarono ad essere il doppio di quelle tedesche ed il quintuplo di quelle inglesi mentre la mappa militare di fine 1915 differiva di molto poco rispetto a quella di gennaio 1915.

Sul fronte orientale le cose erano diverse. Il Kaiser Guglielmo II prese l’iniziativa dopo lo scontro tra i generali Falkenhayn e Hindenburg circa la strategia da adottare. Il sovrano tedesco decise di organizzare due offensive congiunte tedesche e austro-ungariche ad est contro i russi.

L’offensiva inizialmente inflisse pesanti perdite ai russi ma anche le truppe zariste riuscirono a fare molti prigionieri tra le file tedesche ed austro-ungariche. Nonostante i molti accerchiamenti tedeschi contro i russi divenne chiaro che una sconfitta totale russa era impossibile. Intanto i russi pensavano ad un’offensiva in Galizia contro gli austro-ungarici di Franz von Conrad che stavano assediando la fortezza di Przemysl. La fortezza cadde in mano austro-ungarica ma il gelo le armi e le malattie fecero un alto numero di morti tra le file di entrambi gli schieramenti.

Le offensive tedesche sul fronte orientale contro i russi continuavano ed i tedeschi vincevano di continuo. Dal 13 luglio 1915 le offensive tedesche sconfiggevano i russi. Il 5 agosto 1915 il Granduca Nicola si ritirò da Varsavia. Le vittorie tedesche ed austro-ungariche contro i russi erano motivate più che dalle armi dalla discordia e dalla poca organizzazione che caratterizzava le armate russe.         

Alla fine Falkenhayn era soddisfatto del risultato ottenuto poiché se gli alleati ad ovest avevano ottenuto tre o quattro km ad est gli imperi centrali ne avevano conquistati trecento o quattrocento.

Nonostante le disfatte subite i russi inflissero ancora alcune sconfitte alle truppe austro-ungariche.                        

Al contrario delle aspettative tedesche ed austro-ungariche i russi nonostante la morte di circa 1.000.000 di uomini combattevano ancora e non erano stati sconfitti. Lo zar Nicola II prese il comando delle operazioni belliche al posto del Granduca Nicola. Questa era la speranza di Londra e Parigi che l’Impero Russo resistesse anche se nell’immediato una coordinazione con Pietroburgo sarebbe stata più difficile rispetto all’anno precedente.

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