L’ETA’ GIOLITTIANA (1901 – 1914)

Giovanni Giolitti ebbe un mandato come presidente del consiglio italiano durante il regno di Umberto I e quattro mandati durante il regno di Vittorio Emanuele III. Dopo il governo Zanardelli nel 1903 Giolitti assunse la guida del governo italiano durante il regno di Vittorio Emanule III. Giolitti era di orientamento politico liberale.

Durante il periodo che va dal 1903 al 1914 Giolitti assunse la carica di capo del governo italiano per quattro volte a fasi alterne.

Durante il periodo che va dal 1901 al 1914 l’Italia conobbe una crescita industriale infatti il settore meccanico italiano crebbe grazie anche alla nascita di aziende come la Fiat la Lancia e l’Alfa Romeo.

La maggior parte delle industrie italiane sorgono nel cosiddetto Triangolo Industriale composto dalle città Torino Milano Genova. L’industrializzazione fu favorita dal protezionismo infatti gli alti dazi applicati sui prodotti stranieri portarono molto denaro nelle casse dello stato danneggiando però l’economia del sud Italia.

Le città italiane poterono svilupparsi alzando il tenore medio di vita degli italiani infatti nelle città comparvero illuminazione elettrica gas acqua corrente e trasporti pubblici.

L’industrializzazione delle città portò ad una migrazione di popolazioni contadine che cercavano un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Questo portò ad un sovraffollamento delle città in particolare nacquero così delle zone cittadine degradate e malsane.

La politica di Giolitti predilesse prevalentemente il nord Italia per Giolitti uomo piemontese di nascita il sud Italia era un serbatoio di voti da controllare. Quando nel sud Italia si manifestavano scioperi il governo impiegava le forze dell’ordine provocando numerose vittime mentre al nord Italia Giolitti autorizzava gli scioperi. Inoltre durante i suoi mandati Giolitti ricorse anche ai brogli elettorali per far eleggere parlamentari a lui fedeli. Per questo il suo operato venne criticato tanto da venir chiamato da uno storico e politico pugliese Gaetano Salvemini il ministro della malavita. Durante il suo governo Giolitti introdusse delle importanti leggi volte a migliorare le condizioni di vita lavorativa degli operai.

L’orario di lavoro a livello nazionale venne ridotto a 10 ore giornaliere vennero alzati i salari e venne introdotta la riforma sulla maternità. Inoltre l’età minima per accedere al lavoro venne alzata a 12 anni e venne creata la Cassa nazionale per l’invalidità e la vecchiaia dei lavoratori.

Verso la fine dell’ottocento circa 8 milioni di italiani emigrarono verso l’estero poiché la scarsa offerta di lavoro non riusciva a sopperire all’enorme manodopera disponibile. La maggior parte degli italiani emigrarono verso gli Stati Uniti i Nord Europa e l’America del sud.

Questo fenomeno doloroso portò come unico miglioramento un po’ di ricchezza in Italia poiché alcuni migranti mandarono delle somme di denaro alle proprie famiglie rimaste in Italia.

Un’ altra mossa politica di Giolitti fu la dichiarazione di guerra nel 1911 all’Impero Ottomano per conquistare la Libia  ed annetterla all’impero coloniale italiano. Questo perché si riteneva che la Libia potesse trasformarsi in nuova meta i flussi migratori. La conquista della Libia non fu semplice in quanto la resistenza araba venne piegata solamente durante il regime fascista. Inoltre la conquista della Libia venne finita dall’opposizione politica di Giolitti come la conquista di uno scatolone di sabbia. Infatti non si conoscevano ancora le risorse minerarie possedute dalla Libia e si definiva una terra non fertile e priva di quelle condizioni necessarie per ospitare i possibili flussi migratori italiani. Il Trattato di Losanna  stipulato tra italiani ed ottomani riconosceva all’Italia le isole del Dodecanneso e la Libia.

Il suffragio enne steso a tutti i maschi con 30 anni d’età nel 1912 mentre quelli che avevano 21 anni potevano votare solamente se sapevano leggere e scrivere oppure se avevano frequentato il servizio militare di leva.

Giolitti allargando la base della politica intendeva avvicinare alle istituzioni i cattolici ed i socialisti i due movimenti politici che dominavano gli operai ed i contadini.

All’interno dei socialisti coesistevano due fazioni i riformisti ed i massimalisti. I primi guidati da Filippo Turati intendevano riformare l’Italia tramite un dialogo politico pacifico con il governo mentre i massimalisti guidati da Benito Mussolini pensavano che solamente una rivoluzione contro il mondo borghese italiano poteva risolvere i problemi sociali dell’epoca.

Il Patto Gentiloni dal nome del presidente dell’unione Elettorale Cattolica stipulato nel 1913 risolse in parte i problemi tra la Chiesa Cattolica e lo stato italiano. Infatti dopo la presa di Roma da parte dell’esercito piemontese nel 1871 Pio IX aveva proibito la partecipazione politica del partito cattolico in quanto non riconosceva lo stato italiano.

Dopo essere stato nominato capo del governo per la quinta volta nel 1912 Giovanni Giolitti si dimise nel 1912 dopo le aspre critiche ricevute per la conquista della Libia e per un nuovo momento di crisi.

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