LE ARMI UTILIZZATE DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

L’invenzione di nuove armi da fuoco più precise ed a retrocarica obbligò gli alti comandi di tutta l’Europa all’adottamento di una divisa alternativa rispetto a quelle vistose e colorate ottocentesche. Infatti nell’ottocento l’importante nelle battaglie campali era quello di capire contro chi si stava combattendo in quanto i grossi fumi prodotti dai cannoni e dai moschetti ad avancarica ricoprivano il campo di battaglia rendendo difficile la visuale.

Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento il nuovo armamento in dotazione agli eserciti europei più preciso e meno assordante ed inquinante rese obsoleto e pericoloso l’utilizzo di divise sgargianti e colorate. Divenne obbligatorio l’uso di un nuovo abbigliamento militare in dotazione alle truppe che rendesse i soldati più mimetici possibile al nemico.

Prendiamo ad esempio l’esercito tedesco dell’epoca.

Nell’esercito tedesco la leva dura due anni dopodiché il soldato entra nella riserva ed a quarantacinque anni il militante entra nella milizia territoriale.

Quello che rendeva caratteristica la divisa tedesca era l’elmetto chiodato di stile danese fabbricato in cuoio bollito e rinforzato da un’armatura dipinto di nero.

Il chiodo sopra l’elmetto aveva il preciso compito di areare il copricapo anche se lo rendeva ingombrante. Con la Battaglia di Verdun del 1916 i tedeschi introdurranno l’elmetto al nichel cromo in metallo dello spessore di un millimetro.

Il colore della divisa era grigio a singolo petto con i rispettivi gradi ed il reggimento di appartenenza.

Le calzature usate sono degli stivaletti morbidi e fasciature.

Il fucile in dotazione ai tedeschi è il Mouser 1898 con caricatore a serbatoio fisso da cinque colpi del peso di quattro chili.

L’esercito austro-ungarico rappresenta l’impero asburgico ottocentesco con le sue multietniche truppe.

Nell’esercito austro-ungarico dopo due anni si passava nella riserva e per altri dieci nella milizia territoriale.

La divisa austro-ungarica era di colore grigia azzurra ed era entrata in vigore nel 1908.

Il copricapo era in stoffa e lo zaino di cuoio rivestito in pelo. I calzoni erano di tipo normale mentre le tasche della divisa erano quattro.

A partire dal 1916 anche la divisa austro-ungarica diventa di colore grigio verde e l’elmetto diventa di metallo simile a quello tedesco modello 1916 oppure di un altro tipo sempre metallico.

La divisa dell’esercito francese era simile a quella utilizzata nella Guerra Franco-Prussiana ed era composta da un cappello semirigido con visiera in cuoio giacca blu ad un petto e da calzoni rossi e blu. Nello zaino viveri effetti personali scarpe di ricambio una coperta munizioni di riserva attrezzi ed utensili e la gavetta con la borraccia zucchero sale e caffè. In totale 30 kilogrammi senza contare il fucile ed il cinturone.

Nell’aprile del 1915 viene distribuito l’elmetto di metallo Adriane dello spessore di 3,5 mm pesante circa 650 grammi mentre il fucile è da otto colpi e di calibro 8 mm e pesante circa 3,55 kilogrammi.

L’esercito inglese all’inizio della Prima Guerra Mondiale possedeva una divisa tinta cachi la stessa utilizzata alla fine dell’ottocento del 1885. La divisa militare inglese dell’epoca era composta da un cappello semirigido in cuoio marrone giacca a quattro tasche ed abbottonatura centrale. I pantaloni sono dello stesso colore della giacca.

L’equipaggiamento inglese chiamato Webbing Equipment comprende lo zaino un porta utensili un porta borraccia il fucile ed un porta baionetta. Dal 1915 il berretto in cuoio semirigido verrà sostituito dall’elmetto metallico MK1. Ne verranno prodotti 7 milioni molti dei quali andranno ad equipaggiare i soldati americani. All’inizio l’elmetto inglese MK1 verrà costruito in acciaio dolce del peso di circa 900 grammi mentre successivamente verrà prodotto in acciaio al manganese del perso di oltre 1 kilogrammo.

Il fucile inglese è da 10 colpi e pesa circa 4 kilogrammi.

L’esercito russo dopo la sconfitta nella Guerra Russo – Giapponese del 1905 decide di adottare una nuova divisa rispetto a quella bianca composta da una giacca e pantaloni di colore marrone un copricapo in cuoio e gli stivali di cuoio naturale verranno tinti di nero dagli stessi soldati. Lo zaino non veniva utilizzato dall’esercito russo regolare ma solamente dalle truppe d’élite per cui la fanteria utilizzava una particolare tela arrotolata attorno al soldato la quale doveva fungere da contenitore per le munizioni e per i viveri insieme a tutto l’occorrente per la sopravvivenza del fante.

Il fucile russo allo scoppio della Prima Guerra Mondiale è lo stesso della Guerra Russo – Giapponese pesante 4,5 kilogrammi calibro 7.62 con caricatore da 5 colpi.

Benché gli USA alla loro entrata in guerra nel primo conflitto mondiale nel 1917 abbiano un’industria bellica efficiente e pronta a fornire quantità illimitate di materiale bellico ai propri eserciti inizialmente si trova impreparata. La divisa militare americana era composta da una divisa verde e dall’elmetto inglese MK1.

Il fucile americano è di calibro 7.62 e da una baionetta del 1905.

L’esercito italiano a partire dal 1908 per la fanteria e dal 1909 per la cavalleria aveva adottato una divisa di colore grigio verde per tutti i corpi militari.

All’interno dello zaino italiano in tela impermeabile troviamo due giorni di razioni di scorta dodici caricatori di riserva la gavetta ed il corredo di pulizia. All’esterno dello zaino c’erano i paletti e la tela della tenda che con la gavetta arrivavano ad un peso di circa 25 kilogrammi.

Invece verranno adottati per chi combatte in montagna equipaggiamenti per fronteggiare meglio il freddo anche se inizialmente si utilizzeranno materiali e vestiari di ripiego. Successivamente a partire dall’inverno del 1916 – 1917 si adotteranno vestiari ed equipaggiamenti più idonei a fronteggiare le dure condizioni climatiche presenti alle alte quote.

Inoltre verranno istituiti dei nuovi reparti militari italiani da montagna provvisti di divisa mimetica e sci in legno.

Il fucile modello 1891 alimentato da caricatori 6 cartucce. Essendo le cartucce leggere permetteva al soldato di portarne di più nelle giberne. Nell’ottobre 1915 verrà fornito all’esercito italiano l’elmetto Adrianne francese.

A partire dalla seconda metà dell’ottocento il numero delle artiglierie in Europa aumenta sempre di più e questo perché le industrie aumentano sempre di più il loro potere produttivo. Inoltre dalla seconda metà dell’ottocento fino all’inizio della Prima Guerra Mondiale le artiglierie europee conosceranno un miglioramento costante.

L’artiglieria all’epoca rappresenta il simbolo della potenza militare di una nazione.

In realtà sono le armi da fuoco in generale che in quest’epoca fanno un enorme passo avanti infatti le canne vengono rigate internamente i proiettili passano dalla forma sferica ad una sagoma appuntita e cinturata in lega metallica così da facilitare la presa sulla rigatura.

La retrocarica e l’introduzione del bossolo alla fine del XIX secolo permette al proiettile di contenere meglio l’esplosione dello sparo consentendo una maggiore rapidità di tiro.

I materiali costruttivi delle nuove artiglierie sono l’acciaio e la ghisa mentre il bronzo rimarrà in vigore fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Allo scoppio delle ostilità i cannoni presentavano un sistema a rinculo su rotaie tale che al momento dello sparo l’energia dello scoppio veniva scaricata per la maggior parte sulla canna la quale tornava indietro per poi riposizionarsi da sola nella posizione di partenza aiutata da dei pistoni o da delle molle.

Il calibro rappresenta la misura con cui vengono classificate le artiglierie e si ottiene misurando il diametro della canna del pezzo d’artiglieria insieme alla sua lunghezza.

Per fare un esempio l’obice è più corto del cannone ma più lungo del mortaio. Per identificare un pezzo d’artiglieria non bastava il calibro ed insieme si affiancava anche l’anno di fabbricazione.

Facciamo un altro esempio. Il cannone italiano da 75 mm modello 1911 pesa in batteria 1073 kilogrammi riusciva a scagliare proiettili ad una distanza di oltre 8 chilometri.

Le tre principali categorie d’artiglieria sono rappresentate dall’obice dal mortaio e dal cannone.

Il cannone spara proiettili a traiettoria tesa ed a grande gittata.

Un esempio il cannone austro-ungarico calibro 8,35 cm prodotto in pochi esemplari modello 1915. La canna è lunga circa 5 metri e poteva scagliare proiettili fino a circa 15 chilometri.

L’obice era adatto invece a tiri curvi ed indiretti adatto a superare le alture.

L’obice austro-ungarico di calibro 10 cm modello 1914 e costruito in ghisa con affusto a deformazione era adatto all’artiglieria da campagna.

Era predisposto per il traino e pesava in batteria 1417 kilogrammi poteva sparare fino ad un distanza di 7600 metri.

L’obice da campagna da 149 mm costruito dalla Krupp venne adottato dall’esercito regio italiano nel 1914 mentre l’obice Howitzer inglese calibro 152 mm verrà dato dall’Inghilterra anche all’esercito italiano.

Questo pezzo d’artiglieria poteva scalciare i suoi proiettili fino ad una distanza di 9 chilometri.

Il semplice sistema di apertura e chiusura dei pezzi d’artiglieria consisteva in uno sportello in retrocarica facilmente apribile e chiudibile.

Infine il mortaio adatto al tiro molto curvo ed arcuato con un angolo oltre i 45 gradi.

Questo pezzo d’artiglieria venne molto utilizzato negli scontri tra trincea e trincea. Infatti le granate e le bombe venivano scagliate anche tramite questi maneggevoli e portatili pezzi d’artiglieria essendo le trincee la maggior parte delle volte distanti l’una dall’altra circa 200 o 300 metri. Un esempio è rappresentato dal cannone austro-ungarico del calibro di 37 mm modello 1888 e pesante in batteria circa 80 chilogrammi poteva scagliare le sue piccole bombe fino ad una distanza di 2500 metri.

Le canne di queste armi era lunga all’incirca mezzo metro. Questi pezzi d’artiglieria colpivano i reticolati nemici ed anche le truppe nemiche che partivano all’assalto.

L’artiglieria italiana da montagna dispone del cannone da 65 mm. Il cannone da montagna italiano era trainato da animali da soma.    

L’artiglieria da montagna italiana poteva essere smontata per essere trasportata manualmente ad enorme fatica soprattutto quando gli animali da soma e da traino non potevano più proseguire oltre. Gli alpini dovevano usare la forza delle loro braccia per proseguire in montagna con i pezzi del cannone sopportando una temperatura di oltre 25 gradi sotto lo zero.

Tutta l’artiglieria della Prima Guerra Mondiale era alle dipendenze dei Comandi Supremi.

I pezzi più grandi potevano scagliare i loro proiettili a distanze di decine di chilometri.

L’impresa titanica fu il trasporto del cannone italiano da 149 mm iniziato dalla Val Canonica fin sul L’Adamello. Alla fine verrà posizionato dagli italiani ad un’altezza di oltre 3000 metri. Era stato adottato dal regio esercito italiano nel 1905 ed era pesante in batteria 6630 kilogrammi con una canna lunga oltre i 5 metri con una gittata compresa tra i 32300 metri ed i 14000 metri.

Sulle ruote dei cingoli italiani vengono installati dei particolari cingoli a parallelepipedo impedendo lo sprofondamento del pezzo d’’artiglieria facilitandone il traino.

Inizia anche l’utilizzo delle artiglierie per una primitiva contraerea. Vengono usati dal regio esercito italiano pezzi d’artiglieria per la contraerea da 75 mm fino ai 120 mm.

Pesavano circa 10 quintali in batteria e la canna lunga quasi 2,5 metri pesava oltre i 200 chili consentendo una gittata oltre i 6000 metri. Era costruito in acciaio.

Le granate sparate dai pezzi d’artiglieria esplodevano in aria oppure all’impatto con il suolo. La precisione del tiro sempre più accurata e le migliorie continue eseguite sulle artiglierie consentono l’utilizzo di esplosivi e proiettili sempre più sofisticati.

Vengono costruiti in acquaio oppure in ghisa ed in lamiera. I proiettili scagliati dalle nuove artiglierie posseggono forme diverse ed il loro effetto finale può essere perforante scoppiante shrapnel asfissiante misto a mitraglia incendiante e fumogeno.

Esistono anche spolette a tempo soprattutto quelle a shrapnel. Quando esplodevano i proiettili d’artiglieria shrapnel inondavano le fanterie di sfere metalliche sparate ad enorme velocità ferendo ed uccidendo molti uomini. Un proiettile poteva contenerne da alcune centinaia fino ad arrivare alle migliaia.

La maggior parte delle ferite agli uomini di entrambi gli schieramenti furono provocate proprio dai proiettili d’artiglieria che provocavano ferite molte volte mortali. Infatti le schegge dei proiettili d’artiglieria provocavano ferite profonde in cui entravano pezzi di vestiario insieme alla sporcizia presente sul campo di battaglia. Questo provocava infezioni mortali poiché la medicina di allora priva di antibiotici e cure adatte non era in grado di affrontare adeguatamente tali ferite da guerra.

La ditta Balzarini di Milano Costruì il primo modello radiologico da campo per effettuare della lastre radiologiche sul campo. Si trattava di primitivi macchinari ma in grado di identificare corpi estranei all’interno dei tessuti. Veniva trasportato da due muli in sei casse. Le lastre erano al bromuro d’argento.

Le bombe a mano inventate poco prima della Gradane Guerra si evolvono nei campi da battaglia.

Quelle offensive hanno un limitato contenuto di esplosivo e sono a corto raggio mentre quelle difensive sono totalmente il contrario. Erano pesanti circa 1,5 chilogrammi e scagliavano le schegge fino a 50 e 60 metri.

La Prima Guerra Mondiale fu il primo conflitto ad utilizzare largamente la mitragliatrice. 

L’introduzione della Gatling durante la metà dell’ottocento introdusse la prima e vera mitragliatrice.

Durante la Grande Guerra la mitragliatrice viene migliorata ancora arrivando e superando i 300 colpi al minuto della Gatling.

Infatti benché la Gatling fosse trainabile durante la Grande Guerra in particolare anche a Caporetto da entrambi gli schieramenti vennero utilizzate mitragliatrici portatili molto meno pesanti rispetto a quelle precedenti.

La mitragliatrice austro-ungarica veniva caricata a nastri contenuti dentro a delle scatole di legno.

L’esercito italiano utilizzava la Fiat 14 un modello di arma da fuoco a ripetizione un po’ rustica ma efficace anche se presentava un problema. Infatti i caricatori di questa mitragliatrice erano dei pacchetti già assemblati e durante le battaglie l’arma si inceppava spesso proprio per questo tipo di fabbricazione. Inoltre contribuivano all’inceppamento polvere e sporcizia.

L’efficacia di queste armi da fuoco era totale infatti le trincee si trovavano a poche centinaia di metri di distanza l’una dall’altra per cui i tiri che non andavano a segno contro le truppe che assaltavano erano pochi.

La mitragliatrici da postazione e di grosso calibro erano provviste di pesanti lamiere frontali per riparare dai proiettili nemici i tiratori. La mitragliatrice austro-ungarica veniva caricata a nastri contenuti dentro a delle scatole di legno.

L’esercito italiano utilizzava la Fiat 14 un modello di arma da fuoco a ripetizione un po’ rustica ma efficace anche se presentava un problema. Infatti i caricatori di questa mitragliatrice erano dei pacchetti già assemblati e durante le battaglie l’arma si inceppava spesso proprio per questo tipo di fabbricazione. Inoltre contribuivano all’inceppamento polvere e sporcizia.

La baionetta era ancora presente durante la prima Guerra Mondiale.

Nessuno andava all’assalto delle prime linee senza le baionette installate nei propri fucili. Le truppe francesi possedevano le baionette a stella. Questo per far scorrere meglio il sangue provocando una forte impressione nella vittima. I genieri austro-ungarici possedevano anche delle lame grosse come delle daghe che utilizzavano come fossero dei machete.

Tra le molte armi mortali agghiaccianti della Prima Guerra Mondiale si ricorda l’uso delle mazze ferrate medievali utilizzate soprattutto contro i moribondi ed i feriti principalmente dopo che si era concluso un assalto frontale. Alcuni soldati arrivarono addirittura a personalizzare le proprie armi bianche per renderle ancora più taglienti e micidiali.

L’utilizzo delle armi bianche presupponeva uno scontro diretto contro i nemici per cui si usavano nei momenti d’assalto frontale oppure nei combattimenti corpo a corpo all’interno delle stesse trincee.

Per arrivare a questo però bisognava superare i reticolati di filo spianto che rappresentava un’impresa ardua in quanto queste ultime erano protette dalle mitragliatrici nemiche. Questo fu un problema bellico che tutti gli eserciti del primo conflitto mondiale dovettero affrontare.

Molti metodi vennero utilizzati per risolvere questo problema alcuni di tipo medievali come l’uso di ponti per passare i reticolati altri terribili come l’utilizzo dei cadaveri come scudo dai proiettili nemici e passerelle.

Tra i tentativi medievali ricordiamo anche l’uso delle corazze farina protezioni metalliche di circa 10 chili che i nostri soldati al fronte utilizzarono contro gli austro-ungarici. L’efficacia delle corazze farina fu messa alla prova a scapito della vita dei soldati italiani che le usarono. Infatti i proiettili delle armi da fuoco austro-ungariche fecero breccia facilmente nelle corazze farina.

La Prima guerra Mondiale introduce anche nuove invenzioni come gli scudi metallici provvisti di ruote in dotazione ai francesi ed utilizzati sul fronte occidentale. Si trattava di metodi di stile medievale per fronteggiare i proiettili sparati dalle mitragliatrici e dai fucili ma inefficaci.

Il soldato avanzava accucciato spingendo questo marchingegno di metallo con le ruote che attraverso la punta doveva bucare e sradicare i reticolati di filo spinato.

Alcuni video dell’epoca mostrano il collaudo di questa arma offensiva e difensiva allo stesso tempo. L’idea francese non risulterà efficace.

Esisteva anche un metodo per sparare con un fucile dall’interno di una trincea senza rimanere esposti al fuoco nemico. Si trattava di posizionare un fucile su un piedistallo esposto attraverso una feritoia orizzontale. Un meccanismo in legno e metallo legato al grilletto consentiva tramite una leva ed un primitivo periscopio di guardare i nemici posizionati nella trincea nemica sparandogli senza rimanere esposti al fuoco nemico.

L’arma che fermerà i proiettili delle mitragliatrici sarà il carro armato. 

Il carro armato fa la sua prima comparsa durante la Prima Guerra mondiale.

Il primo carro armato inventato dai francesi il Renault FD che significherebbe “Piccolo Tonnellaggio”. Possedeva una lunghezza di 5 metri e largo 1,74 metri ed era alto circa due metri pesando circa 6 tonnellate. L’armamento inizialmente consisteva in una mitragliatrice calibro 8 mm da 8400 cartucce e da un piccolo cannoncino semiautomatico da 37 mm che sparava proiettili a mitraglia.

La corazza di questi arri armati possedeva uno spessorecche arrivava ai 22 mm mentre la velocità arrivava di circa 8 chilometri all’ora. La benzina nel serbatoio arrivava ad una autonomia fino ai 60 chilometri.

Il primo vero brevetto del carro armato fu austriaco ma venne bocciato prima della Grande Guerra da Vienna.

Saranno le trincee ed i bunker presenti durante la Grande Guerra a favorire il leggero carro armato Renault utilizzato per la prima il 31 maggio 1918. Da questo momento in poi il carro armato verrà utilizzato in massa in appoggio alla fanteria. L’epoca della cavalleria iniziata millenni prima era definitivamente tramontata. Gli uomini d’equipaggio dei carri armati durante la Grande Guerra poteva arrivare fino algi otto uomini. Anche i tedeschi li utilizzeranno ma il loro impiego non sarà risolutivo. 

Durante la Prima Guerra Mondiale viene introdotta una nuova arma di tipo chimica il gas che provocherà delle stragi da entrambi gli schieramenti. Verrà utilizzato per la prima volta durante la Prima Battaglia di Ypres nel 1915.

Gli italiani durante il primo conflitto mondiale adotteranno delle maschere antigas monovalenti con al loro interno dieci strati di garza imbevute di una soluzione al carbonato di sodio e potassio ma efficaci solamente contro il cloro. Quando gli austro-ungarici nella Battaglia del monte San Michele lanceranno gas al fosgene le nostre truppe si troveranno impreparate a fronteggiare tale emergenza venendo decimate.

In seguito sarà distribuito il Respirator Box inglese dopo la Battaglia di Caporetto consistente in una maschera collegata attraverso un tubo in gomma ad una scatola contenente legno attivato ed altre sostanze in grado di filtrare la maggior parte delle sostanze nocive dei gas.

I francesi adotteranno un’altra maschera antigas efficace ma non quanto il Respirator Box inglese.

La Prima Guerra Mondiale fu il primo conflitto su scala mondiale che segnò una svolta nell’invenzione e nell’utilizzo delle armi da fuoco e chimiche portando al tramonto definitivo di armi storiche millenarie come la cavalleria.

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