CONSIDERAZIONI STORICHE OGGETTIVE RIGUARDANTI LA BATTAGLIA DI CAPORETTO: I MOTIVI CHE HANNO PORTATO ALLA DISFATTA DI CAPORETTO E LE FERITE ITALIANE NON ANCORA RIMARGINATE

Il Regno d’Italia dal 1915 si trova impegnato contro l’Impero Austro-Ungarico nella Prima Guerra Mondiale. Bisogna ricordare alcuni fattori importanti riguardanti il fronte italiano. Si trattava di un fronte lungo km a forma di S orizzontale capovolta che si estendeva lungo il confine sud del Trentino fino a nord del Veneto attuale per poi scendere verso Trieste senza però toccarla avvicinandosi alla città triestina di pochi km.

Per tutta la Grande Guerra o per lo meno fino alla disfatta di Caporetto il fronte italiano verrà considerato dagli alleati un fronte di combattimento secondario essendo per Francia ed Inghilterra di vitale importanza il fronte occidentale ed orientale.

Sia il Regno D’Italia che l’Impero Austro-Ungarico sono considerate nello scacchiere internazionale delle potenze europee ma di secondo ordine. Lo stesso Impero Tedesco alleato dell’Impero Austro-Ungarico considera Vienna molte volte con disprezzo un alleato incomodo e volgare definendoli in maniera dispregiativa “Quei Balcanici”.  

Benché l’Italia del primo novecento si sia già avviata verso l’industrializzazione è ancora un paese arretrato con molte campagne presentando un’economia principalmente agricola. 

L’Italia quindi entra nella Prima Guerra Mondiale nel 1915 con un forte grado di impreparazione militare ed industriale e per tutta la Grande Guerra sopporterà un grande sforzo bellico.

L’impero Austro-Ungarico per molti fattori economici presenta una situazione simile a quella italiana allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. E’ vero che Vienna ed altre città si stanno industrializzando ma come l’Italia del primo novecento l’Impero Asburgico presenta una forte dominanza delle campagne a livello territoriale. Quindi il Regno d’Italia si trova davanti un nemico che in confronto all’industrializzato Impero tedesco è alla sua portata.

Infatti per Undici volte l’Italia andrà all’attacco sul fronte dell’Isonzo guadagnando alcuni km di terreno arrivando a Gorizia perdendo ad ogni battaglia migliaia di vite umane. Questo è un elemento importante per comprendere la disfatta di Caporetto che va ben oltre una sconfitta conseguente ad una battaglia.

Il generale Luigi Cadorna Capo di stato Maggiore dell’Esercito Italiano scriveva molte lettere alle figlie e molte di queste lettere ci sono pervenute fino ai giorni nostri costituendo un’importante fonte storica. Infatti il Generalissimo Cadorna aveva l’abitudine di informare le figlie sui molti dettagli bellici inerenti alla Grande Guerra.

L’informazione riguardante elementi bellici ad estranei al conflitto costituiva reato militare punibile con il carcere se non addirittura con la fucilazione. Qualsiasi ufficiale sorpreso dalla censura rischiava la corte marziale. A questo tipo di trattamento però il più alto ufficiale dell’esercito italiano dell’epoca era esente.

Tramite queste lettere ci sono pervenuti testi scritti da Luigi Cadorna e visionati dagli storici in cui il Generalissimo esprime i suoi dubbi circa l’attacco a Caporetto.

Secondo Cadorna esistono forti elementi che possono smontare l’idea di un possibile attacco nemico a Caporetto. Cadorna scrive che gli sembra improbabile che il nemico possa attaccare in un periodo antecedente di poco all’inverno in un territorio impervio come quello montanaro. Inoltre Cadorna aveva rinforzato alcuni tratti del fronte di Caporetto nei giorni prima della battaglia sebbene queste misure da lui adottate fossero restassero a suo pensiero comunque insufficienti.

Il primo elemento da analizzare è l’effetto sorpresa e l’eccessiva sicurezza sentita dall’alto comando italiano. 

Bisogna ricordare che la prima Guerra Mondiale coinvolge non sola mente eserciti di massa ma anche altre persone centinaia di migliaia anche milioni che contribuiscono al funzionamento dell’enorme e complessa macchina bellica della Grande Guerra.

Esisteva una specie di forma di intelligence segreta che operava per scoprire le mosse del nemico.

Un esempio sono i fatti antecedenti alla Battaglia di Caporetto.

Prima dell’inizio della battaglia alcuni ufficiali tedeschi raggiunsero il fronte italiano per studiarne i punti deboli. Naturalmente per non essere scoperti gli ufficiali tedeschi si vestirono con uniformi austro-ungariche.

Ma questo non servì a molto perché ogni giorno erano molti i disertori austro-ungarici che si recavano ai campi italiani raccontando i movimenti dell’esercito asburgico. Tra loro c’erano soldati di nazionalità balcanica.

Il comando italiano quindi è a conoscenza dei piani bellici di Caporetto.

Inoltre è dall’anno 1859 da poco prima dell’inizio della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana che i comandi militari europei sanno che il punto debole italiano nel fronte Isontino è rappresentato da Caporetto perché dopo le montagne presenti nel luogo seguono immense pianure.

Quindi il comando supremo italiano non solo sapeva di Caporetto dal 1859 ma era a conoscenza anche dei piani militari dei nemici.

Ogni singolo piano bellico nemico inerente a Caporetto il comando supremo italiano lo conosceva.

Ma secondo il comando supremo italiano sono state prese imponenti misure difensive.

Lo stesso Luigi Cadorna sapeva tutto del tratto vulnerabile di Caporetto.

La Seconda Armata Italiana comandata dal Generale d’Armata Capello sarà quella più colpita dall’attacco nemico e completamente annientata.

Il generale Capello giorni prima della Battaglia di Caporetto parlando con uno scrittore gli dice che non è preoccupato per l’imminente attacco nemico contro la sua armata sapendo che sarà la più colpita dall’attacco austro-tedesco anzi dirà che sarà felice di aggiungere alla sua collezione di prigionieri dei tedeschi.

Pietro Badoglio conosciuto per l’armistizio dell’otto settembre del 1943 all’epoca seppure giovane all’epoca è un generale stimato in Italia con un alta reputazione. Lui sarà un altro responsabile della disfatta di Caporetto.

Badoglio pochi giorni prima dell’attacco austro-tedesco a Caporetto visiterà le sue truppe improvvisando un discorso. Il generale Badoglio parlando alle sue truppe utilizzò parole molto rassicuranti riguardo all’attacco nemico imminente.

Il Generalissimo Luigi Cadorna due giorni prima di Caporetto va a visitare la zona.

Nella zona comandata dal generale Cavaciocchi una di quelle che saranno travolte dall’attacco nemico il comandante in capo Cadorna gli dice “tranquillo li prenderemo prigionieri e li manderò a passeggiare a Milano”.

Il colonello Gatti del comando supremo italiano scrive “il capo (Luigi Cadorna) è andato a visitare le linee del generale Cavaciocchi e vanno bene anche se sembrano antiquate”.

Cavaciocchi sarà criticato per il suo operato. Secondo alcuni non visiterà mai il quartiere cioè gli alloggiamenti truppe.

Si trattava in realtà di una forte critica collettiva di molti militari scrittori ed intellettuali rivolta al comportamento poco consono di una parte degli alti ufficiali italiani i quali hanno abitudini dell’alta borghesia come fumare costosi sigari ed utilizzare bagni termali.

Infatti esisteva un forte classismo nella gerarchia militare italiana.

Bisognava chiamare l’ufficiale prima con il suo grado poi signor ed infine per nome. Pena per non aver usato il protocollo il carcere. Gli ufficiali mangiavano separati dai soldati perché la classe ufficiale era una cosa le masse dei soldati erano un’altra.

All’epoca se si parlava con qualche ufficiale bisognava rivolgersi dandogli del lei.    

Addirittura gli obici italiani venivano considerati come lo strumento bellico rappresentante la virilità del popolo italiano simbolo dell’improvvisazione italiana.

Quindi abbiamo da una parte i tedeschi che stanno pianificando l’attacco a Caporetto nei minimi particolari mentre l’alto comando italiano su alcuni elementi improvvisa.

Ci sono pervenute molte testimonianze scritte inerenti al pensiero degli ufficiali presenti a Caporetto in quei giorni che descrivono alcune preoccupazioni derivanti dal fatto che le truppe italiane presentano molti problemi d’organizzazione. Ma il comando supremo italiano rassicura gli ufficiali al comando.

Questi racconti fanno ben capire la superficialità dell’alto comando italiano nell’affrontare la Battaglia di Caporetto anche se bisogna considerare che fare la guerra all’epoca non era facile. Quindi dare le effettive responsabilità della disfatta di Caporetto non risulta facile e non si può generalizzare. Si tratta di un compito molto delicato da trattare in modo oggettivamente storico.

Cosa contribuì fortemente alla disfatta di Caporetto?

Alla disfatta di Caporetto contribuirono molti elementi. Innanzitutto l’inferiorità numerica degli italiani travolti dalle numerose forze militari nemiche tedesche ed austro-ungariche presenti a Caporetto. In qualsiasi battaglia della storia esiste sempre un rapporto di forza tra gli schieramenti presenti in campo.

Gli italiani è vero che misero in campo durante la Grande Guerra milioni di soldati li nutrirono e li armarono mettendo in campo un enorme sforzo bellico. Però è anche vero che erano ormai passati più di due anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale per l’Italia per cui lo sforzo bellico italiano iniziava a farsi sentire.

Luigi Cadorna aveva richiesto truppe alla Francia ed all’Inghilterra ma senza ottenerle. Invece l’Austria–Ungheria diplomaticamente e con la promessa di una forte avanzata in territorio italiano era riuscita a far muovere a suo favore i tedeschi che dopo la Rivoluzione d’Ottobre Russa avevano potuto sganciare dal fronte orientale russo molte truppe. Da ricordare però che non tutte le divisioni tedesche presenti a Caporetto provenivano dal fronte orientale russo. Almeno due infatti erano state prese dal fronte occidentale e spedite a sud in Italia.

L’Austria-Ungheria nell’estate del 1917 dopo l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo offensiva italiana lanciata da Luigi Cadorna contro le linee austro-ungariche aveva fatto tremare Vienna. Gli italiani erano avanzati di ben otto km dopo aver perso migliaia di vite umane. Per i canoni della Prima Guerra mondiale avanzare di otto km significava moltissimo. Anche gli austro-ungarici avevano perso migliaia di uomini nell’ultima battaglia contro gli italiani. Quindi gli austro-ungarici avevano chiesto urgentemente sebbene con un po’ di riluttanza un aiuto ai tedeschi prevedendo un cedimento notevole sul loro fronte se gli italiani avessero attaccato un’altra volta.

Vienna decide che per sopravvivere deve attaccare e chiedere un aiuto ai fratelli maggiori i tedeschi.

I tedeschi rappresentavano all’epoca una società industriale avanzata e per questo il loro esercito derivante da quello ottocentesco prussiano esprimeva tale concetto.

In Germania rispetto all’Italia ed all’Austria–Ungheria gli analfabeti erano pochi. Quindi l’esercito tedesco disponeva di molti ingegneri e tecnici. Gli inglesi diranno degli italiani “sparano pochi colpi d’artiglieria al giorno”. Infatti per i canoni dell’epoca un buon pezzo artiglieria sparava trenta colpi all’ora. Gli italiani benché negli ultimi due anni della Grande Guerra si fossero specializzati nella mira sparavano circa sei colpi all’ora. Questo perché l’idea del risparmio bellico era uno tra i fondamenti della guerra italiana espressione di uno stato che all’epoca si era appena avviato all’industrializzazione.

Le trattative diplomatiche tra gli Imperi Centrali furono lunghe e durarono settimane.

Per i tedeschi il fronte italiano era di secondaria importanza. Alla Germania andava bene seppure con un po’ di riluttanza dare una mano ai propri alleati ma secondo loro bisognava attaccare la Romania piuttosto che l’Italia.

Gli austro-ungarici insistono ed i tedeschi capiscono che Vienna ha preso molta paura degli italiani arrivando a pensare che senza un aiuto militare di Berlino l’Impero Asburgico potrebbe addirittura uscire dal conflitto.

Perciò i tedeschi si rassegano ed accettano la richiesta militare di Vienna.

L’idea tedesca era quella di accerchiare l’esercito italiano prendendolo da dietro arrivando ad un totale annientamento.

Non ci riusciranno e la vittoria tedesca ed austro-ungarica sarà per circa metà riuscendo ad invadere mezzo veneto conquistando circa 150 km di nazione italiana.

Si calcola che tra gli armamenti ed i soldati furono portati circa 100.000 vagoni sul fronte italiano prima della battaglia di Caporetto. Ricordiamo che la Grande Guerra fu il primo conflitto mondiale di massa. Non si trattava più di guerre locali ma di massa.

Un altro importante elemento che portò alla disfatta italiana di Caporetto fu l’eccessiva burocratizzazione dell’esercito italiano.

Durante l’addestramento ai soldati italiani veniva insegnata l’ubbidienza totale agli ordini che provenivano dall’alto comando. Nessun ufficiale doveva fare di testa propria tanto è vero che esistevano degli organi ufficiali con il preciso scopo di controllare che gli ordini fossero stati eseguiti. Quindi tutta la macchina bellica italiana era subordinata agli ordini dell’alto comando e se gli ordini non arrivavano le operazioni belliche ne risultavano irrimediabilmente compromesse.

Per i tedeschi invece era l’esattamente opposto. All’accademia militare agli ufficiali veniva insegnato di esercitare il proprio comando di testa propria. Ogni ufficiale in base alla situazione che gli si presentava davanti doveva attivarsi individualmente.

Questo portava l’esercito tedesco a possedere un’elevata elasticità sul campo di battaglia. Alle accademie tedesche veniva insegnato addirittura come attaccare gli italiani. “Non servono attacchi frontali di grossa portata bastano piccoli contingenti militari muniti di mitragliatrici portatili mandati dietro le linee italiane. “ “Una volta dietro le linee italiane iniziate a far fuoco con le mitragliatrici portatili e noterete che le linee nemiche si sfalderanno” dicevano i tedeschi ai propri ufficiali.

Gli italiani resteranno stupiti di queste manovre perché inizialmente non comprenderanno che i tedeschi si erano muniti di mitragliatrici portatili più leggere rispetto alle loro più pesanti da manovrare.

Altro fattore importante che determinò la disfatta di Caporetto fu la disorganizzazione interna del giovane esercito italiano.

Si trattava di un esercito nato da una nazione nata da circa cinquant’anni.

All’interno coesistevano molte realtà sociali e culturali diverse. Dal contadino all’ufficiale borghese dall’intellettuale all’analfabeta e quindi a chi sapeva parlare un italiano abbastanza corretto a chi conosceva solamente il proprio dialetto. Quindi la stessa comunicazione ne risultava alterata.

Un militare italiano poteva diventare ufficiale se aveva frequentato minimo un liceo. Alla fine della Prima Guerra Mondiale verranno presi anche i liceali del quinto anno motivo lo scarso organico ufficiale disponibile.

Questa restrizione gerarchica militare all’interno della macchina bellica tedesca era la chiara espressione della riluttanza provata dalla borghesia dell’epoca nei confronti delle masse numericamente superiori rispetto alla prima. 

Perché la Battaglia di Caporetto per gli italiani rappresenta delle ferite non ancora rimarginate?

Ricordiamo che l’avanzata militare italiana che rappresentò le Undici Offensive sull’Isonzo portò il Regno d’Italia dopo Gorizia arrivando quasi a Trieste. Inoltre si era arrivati quasi allo sfondamento delle linee austro-ungariche portando il confine quasi dopo Trieste e questo perdendo centinaia di vite umane.

La disfatta di Caporetto porta alla perdita non solo di tutti i successi territoriali italiani ma anche l’invasione del proprio territorio nazionale di circa 150 km da parte delle forze nemiche. I prefetti delle città sottoposte all’avanzata tedesca ed austro-ungarica   avevano attaccato i manifesti per le strade avvisando chi sapeva leggere quindi parliamo di una piccola fetta della società italiana dell’epoca del cedimento del fronte italiano. Di conseguenza la fuga delle popolazioni locali non fu immediata.  

Dobbiamo immaginare la fuga di circa 500.000 profughi che frettolosamente per scappare dall’avanzata austro-tedesca raccolgono i propri averi. Le strade di campagna si riempiono di migliaia di calessi di chi scappa.

Alcuni invece restano sopportando circa un anno di occupazione tedesca ed austro-ungarica. Alla fine del 1917 a Berlino e soprattutto a Vienna si moriva di fame per le strade quindi si può immaginare le poche scorte di viveri disponibili ai soldati degli imperi Centrali.

La popolazione italiana sottomessa al dominio tedesco ed austro-ungarico tra la fine del 1917 ed 1918 patì malattie tra cui la Spagnola le privazioni e la fame.

Lo stesso trattamento e la stessa sorte toccherà ai centinaia di militari italiani ed alleati internati nei campi di concentramento tedeschi ed austro-ungarici.

Un altro aspetto importante da considerare sino le stime di Caporetto e questo contesto riguarda una di quelle ferite che ancora ai giorni nostri rimangono tutt’altro che rimarginate. 

Per stime intendiamo le perdite italiane e quanti si sono arresi alla fine della Battaglia di Caporetto.

A Caporetto il 24 ottobre 1917 tra morti e feriti nelle file italiane ce ne furono circa 40.000. Per i canoni dell’epoca pochi. Il Colonello Gatti del comando supremo scriveva che durante la Decima Battaglia dell’Isonzo si era riuscito a conquistare diverse posizioni nemiche tra colline e montagne. Le perdite descritte dall’ufficiale italiano ammontavano a circa 70.000 poche detto da lui paragonate alle conquiste ed al prezzo degli armamenti sparati durante la battaglia circa 750.000. La vita all’epoca delle persone era paragonata a degli oggetti o peggio. La si può considerare la mentalità ed il pensiero borghese del tempo.

A Caporetto vennero però fatti prigionieri circa 260.000 italiani dai tedeschi e dagli austro-ungarici. Questa disparità di numero tra soldati italiani feriti o morti sul campo di battaglia e quelli arresi turbò enormemente il comando supremo italiano.

Luigi Cadorna emanò un bollettino di guerra pochi giorni dopo la fine della Dodicesima Battaglia dell’Isonzo la Battaglia di Caporetto il 27 ottobre in cui diceva che i soldati italiani fuggono di fronte al nemico. Il bollettino di guerra fu censurato dal governo ma ormai i comandi alleati e nemici lo avevano già letto.

Attualmente Caporetto è ancora sentita dalla comunità internazionale come la disfatta italiana in cui l’esercito italiano scappò di fronte al nemico.

Questo bollettino ebbe un enorme peso internazionale ed interno.  

La realtà storica è invece un’altra.

I soldati italiani hanno combattuto energicamente contro l’avanzata nemica ma erano inferiori numericamente un rapporto di 5 soldati tedeschi per ogni italiano. Inoltre i tedeschi erano meglio armati degli italiani e possedevano un migliore addestramento militare. Gli italiani al massimo arrivavano alle quattro settimane di addestramento troppo poco.

Gli italiani si arrendono quando vengono circondati totalmente e non prima. 

Sono 350.000 i soldati italiani che si ritirano da Caporetto molti dei quali buttano via il fucile sperando nella pace non si conosce più a quale reparto appartengano alcuni rubano per mangiare e se i carabinieri li prendono li fucilano sul posto.

Regna il caos quindi e in alcune zone si cerca di ristabilire un fronte ma non si riesce e continua la ritirata fino al fiume Piave. Per rimettere in piedi l’esercito italiano in ritirata ci vogliono mesi.

Una catastrofe nazionale.

Per i generali italiani è colpa delle truppe italiane se la Battaglia di caporetto è stata persa. Il Papa Benedetto XV nell’estate del 1917 aveva divulgato un messaggio in cui incitava gli stati belligeranti a fermare “l’inutile strage”. I generali italiani criticano fortemente il pontefice arrivando a pensare che le truppe italiane si siano rammollite di fronte a queste precedenti dichiarazioni del Vaticano.

Dopo settimane di confusione e di caos totale tra le truppe italiane in ritirata ed i profughi che scappano via dall’avanzata nemica il fronte viene ristabilito sul fiume Piave poiché il popolo italiano capisce che il proprio territorio è stato invaso per circa 150 chilometri da forze straniere. Inoltre vuole riscattarsi dall’onta della sconfitta. La Battaglia di Vittorio Veneto porterà gli italiani alla vittoria contro le forze austro-ungariche e tedesche e sarà l’unica vittoria totale che si verificherà durante la Prima Guerra Mondiale ottenuta da una potenza della Triplice Intesa.

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