L’IMPERO RUSSO A PARTIRE DAL 1855

Se la Gran Bretagna a metà ottocento si era già avviata verso un florido percorso economico nello stesso periodo storico l’Impero Russo possedeva all’interno del concerto delle grandi potenze l’indice di arretratezza più alto. A metà ottocento i contadini presenti in Russia ammontavano a circa 20.000.000 e l’economia si basava principalmente sull’agricoltura. Il sistema economico si basava su un’organizzazione di tipo feudale con ancora in vigore leggi che tutelavano l’esistenza della servitù della gleba. I servi della gleba erano obbligati a dare al proprietario delle terre da loro stessi coltivate una quota ed erano subordinati a loro. I cosiddetti Mir erano i capifamiglia organizzatori del lavoro agricolo delle terre possedute dagli aristocratici a cui i servi della gleba dovevano consegnare le tasse. I Mir si preoccupavano a loro volta di far incassare tali quote ai nobili proprietari di quelle terre. La forma di governo applicata all’interno dell’Impero Russo era assoluta e non esistevano assemblee rappresentative ed ogni apparato burocratico e politico era sottoposto al volere dello zar. Esistevano all’epoca due correnti intellettuali all’interno dell’Impero Russo di stesse idee democratiche ma con idee diverse su come raggiungerla. Una detta degli occidentalisti che interpretavano i modelli politici occidentali come l’unica possibilità di ammodernamento. Gli slavofili invece erano l’altra corrente intellettuale e possedevano idee di tipo conservatrici. Essi pensavano che non si dovesse prendere spunto dall’occidente per raggiungere obiettivi politici democratici nell’Impero Russo.  Nel 1855 sembrò che tale situazione politica ed economica arrivasse ad una svolta infatti nello stesso anno salì sul trono dell’Impero Russo lo zar Alessandro II. Il nuovo zar introdusse nuove riforme con l’intento di modernizzare l’apparato burocratico l’esercito l’economia dello stato russo. In particolare lo zar Alessandro II viene ricordato per aver abolito la servitù della gleba all’interno dell’impero Russo. Questa scelta politica inizialmente si rivelò vincente ma venne organizzata male per cui alla fine invece di risolvere le forti discriminazioni sociali ed economiche del popolo russo provocò un peggioramento delle condizioni della vita di quelli che un tempo erano stati servi della gleba. Questo perché nel momento di distribuire le terre ai contadini un tempo servi della gleba venne consegnata una porzione di terreno inferiore rispetto a quella posseduta dagli agricoltori nel periodo precedente alla riforma. Questo portò ad un impoverimento ulteriore della popolazione russa. Le ribellioni dei contadini e della popolazione ulteriormente impoverita furono represse con l’intervento dell’esercito. Questi atti terribili chiusero l’epoca liberale del regno di Alessandro II in quanto seguì un periodo di inasprimento delle condizioni ella popolazione russa già impoverita. Inoltre vennero potenziati i controlli polizieschi sulla popolazione. Fu in questo periodo che nacquero due movimenti politici concettualmente con idee diverse sul come affrontare tale profonda crisi. I Nichilisti dal latino nihil che significa nulla possedevano idee di tipo anarchico ma vicine in modo non paternalistico alle esigenze della popolazione. Il secondo movimento politico era quello chiamato populismo. Un populismo quello russo diverso da come lo conosciamo oggi all’epoca tale corrente politica contraria all’occidentalismo credeva che la soluzione ai problemi politici interni fosse una forma di socialismo rurale. Il socialismo fu un movimento politico che mirava all’uguaglianza economica di tutti i cittadini. Alessandro II nel 1881 venne assassinato da un anarchico. I successori di Alessandro II Alessandro III e Nicola II perpetrarono una politica assoluta. Nel 1890 iniziò una lenta e circoscritta industrializzazione all’interno dell’Impero Russo motivata dai capitali francesi. L’industrializzazione russa procedette non in senso liberale con un controllo pesante dello stato per cui non ci fu una crescita della borghesia locale. La zona industrializzata attorno a San Pietroburgo divenne meta dei contadini una volta servi della gleba che cercavano migliori condizioni di vita nella nuova realtà industriale. Inoltre il mancato decollo dell’industria provocò un’alta percentuale di disoccupazione. Infatti l’abolizione della servitù della gleba ed una errata distribuzione delle terre precedentemente in mano ai proprietari locali aveva incrementato la disponibilità di manodopera. La grande disponibilità di manodopera l’alto tasso di disoccupazione l’arretratezza generale e dell’agricoltura il governo assoluto dello zar che non voleva concedere nessun tipologia di riforma crearono una situazione esplosiva. La crisi generale russa tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento stava per precipitare verso una rivoluzione simile a quella della Comune di Parigi accaduta anni prima dopo la sconfitta francese nella Guerra Franco-Prussiana nel 1870 – 1871. Nel 1891 iniziarono i lavori per la costruzione dell’imponente linea ferroviaria Transiberiana ultimati in parte nel 1903 e definitivamente nel 1916.  L’imponente linea ferroviaria collegava Mosca con Vladivostok quest’ultima ubicata sul confine russo – giapponese in Asia orientale. Nel 1904 si inasprirono le relazioni diplomatiche tra l’Impero Russo e la nascente potenza giapponese per l’ingerenza russa in Asia orientale in netto contrasto con l’espansionismo nipponico. Inoltre La situazione degenerò in guerra. Nonostante l’invio di una flotta russa di rinforzo la quale per arrivare a destinazione dovette navigare per migliaia di chilometri attraversando una parte dell’oceano Atlantico e Pacifico l’Impero russo perse la guerra contro il Giappone e questo portò a diverse conseguenze interne ed esterne. La sconfitta russa dimostrò la potenza giapponese agli europei increduli che una nazione asiatica avesse potuto sconfiggere una potenza del vecchio continente. Questo pensiero crebbe notevolmente in un clima ed in un’atmosfera di razzismo quale fu l’epoca del Colonialismo. Inoltre la sconfitta russa funse da detonatore per una situazione di malcontento ormai profonda. In una domenica di gennaio del 1905 150.000 persone si recarono al palazzo invernale dello zar Nicola II per chiedere riforme. La risposta alle richieste popolari fu il fuoco aperto dalle armi dell’esercito chiamato per reprimere nel sangue la ribellione. La terribile tragedia fu chiamata Domenica di Sangue. Questo non diminuì le tensioni all’interno dello stato russo che continuarono alimentate dalle notizie che giungevano dalle zone della Guerra Russo-Giapponese. L’Impero Russo si trovò in una specie di semi anarchia. Infatti sorsero in questo momento i soviet assemblee popolari autonome presenti nei luoghi di lavoro. Queste assemblee assunsero il comando della rivoluzione. Lo zar Nicola I sembrava disposto a concedere più libertà alle rappresentanze popolari ma mentre accadeva questo le autorità russe alimentavano i movimenti conservatori chiamate Centurie Nere che avevano il compito di reprimere le rivolte e colpire le comunità ebraiche. Ormai l’unico organo rappresentativo rimasto era la Duma la prima venne sciolta dallo zar Nicola II nel 1906 e la seconda venne sciolta nel 1907. In sostituzione alla seconda Duma venne creata un’altra Duma con un sistema elettivo attuato per eleggere prevalentemente aristocratici. La repressione era riuscita ma le grosse difficoltà sociali ed economiche e le idee democratiche restavano ancora forti all’interno dello stato russo.

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