IL REGNO D’ITALIA DURANTE IL BIENNIO 1914-1915 DALLA NEUTRALITA’ ALL’INTERVENTO

Il Regno d’Italia aveva stipulato nel 1882 un trattato d’alleanza con l’Impero Tedesco e l’Impero Austro-Ungarico chiamato Triplice Alleanza. Nel successivo ventennio i tre stati rinnovarono il trattato d’alleanza quattro volte, modificando leggermente il testo originale. Il trattato era stato motivato da parte del Regno d’Italia per ragioni politiche di natura territoriale. Dopo le Guerre d’Indipendenza il Regno d’Italia era rimasto senza alleati in Europa. La questione coloniale per il possesso della Tunisia, aveva lacerato i rapporti internazionali tra la Francia repubblicana ed il Regno d’Italia. Inoltre l’entrata del Regno d’Italia nella duplice alleanza tra Berlino e Vienna, rientrava nei progetti del Cancelliere tedesco Otto von Bismarck. Il primo ministro tedesco dopo la disfatta francese di Sedan durante la Guerra Franco-Prussiana, mirava a  consolidare la posizione dominante tedesca isolando la Francia repubblicana. La stipula del trattato non aveva però diminuito le tensioni tra l’impero Austro-Ungarico ed il Regno d’Italia. Basti pensare al terremoto di Messina del 1907. In quell’occasione il capo di stato maggiore austriaco Franz von Conrad pensò alle difficoltà italiane dovute al terremoto di Messina, come l’occasione favorevole per attaccare gli italiani e riprendersi i territori precedentemente conquistati durante le Guerre d’Indipendenza. l’Italia invece in più occasioni aveva dimostrato apertamente, le sue idee irredenti per quanto riguardava i territori di Trento, Trieste e la Venezia-Giulia. Il governo italiano di De Pretis era convinto nell’utilità di un’alleanza con gli imperi centrali mentre lo stesso De Pretis inizialmente si ritenne contrario. Successivamente De Pretis si dichiarò favorevole ad un’alleanza con gli imperi centrali. L’Italia ottenne in seguito da Berlino e da Vienna la sua esclusione da possibili conflitti contro la Francia.

Allo scoppio della Grande Guerra nel 1914 il Regno d’Italia presieduto dal governo Salandra si dichiara neutrale. La ragione ufficiale data dall’Italia in quel momento, fonda principalmente le sue motivazioni nell’articolo 4 della Triplice Alleanza. L’articolo 4 della Triplice Alleanza prevedeva che se una delle tre nazioni firmatarie fosse stata minacciata da un’altra nazione non firmataria, in caso di guerra le altre due nazioni facenti parte del trattato dovevano dichiarare la propria neutralità al conflitto. Inoltre l’Austria – Ungheria secondo l’Italia ha agito da sola senza avvertire l’alleato italiano ed attaccando la Serbia passando da nazione attaccata a nazione attaccante. Per questo motivo i principi difensivi della Triplice alleanza venivano meno.  

I motivi della neutralità italiana erano in realtà altri. Il primo motivo nella neutralità italiana risiedeva nell’impossibilità di ottenere le terre mancanti di Trento e Trieste in caso di vittoria degli imperi centrali. Altro punto importante è l’impreparazione dell’esercito italiano il quale era stato molto provato, dopo lo scontro contro l’Impero Ottomano nella Guerra di Libia combattuta nel 1911. Inoltre l’Italia si preoccupa della situazione delle sue coste non sufficientemente difese in caso di attacco britannico e quindi esposte all’attacco della flotta all’epoca più potente al mondo.

I due alleati tedesco ed austro-ungarico si sentono traditi da questa decisone.

A partire all’agosto 1914 la neutralità oppure l’intervento italiani si trasformano in un vero e proprio dibattito all’interno della società italiana. Dopo pochi mesi nell’autunno del 1914 si definiscono due schieramenti in Italia, gli interventisti ed i neutralisti. Fanno parte degli interventisti i democratici che vorrebbero un intervento dell’Italia a fianco di Francia Gran Bretagna e Russia contro l’autoritarismo degli imperi centrali. Clamorosa è l’attività del giornale l’Avanti! di Benito Mussolini il quale si dichiara interventista accanito. Verra espulso dal partito socialista per questo motivo. Tra gli interventisti troviamo anche il deputato di Trento al parlamento di Vienna Cesare Battisti. All’interno dei neutralisti troviamo socialisti e cattolici. A far pendere l’ago della bilancia a favore degli interventisti sarà l’orientamento del governo italiano e l’attivismo della propaganda interventista. Sin dall’autunno del 1914 il capo del governo italiano Salandra ed il ministro degli esteri Sonnino, avviano trattative diplomatiche con i due schieramenti. L’obiettivo è quello di valutare le due offerte dei due blocchi alleati, per ricavarne il maggiore profitto territoriale. Nel frattempo durante le trattative l’Italia organizzava il proprio esercito. L’impero Tedesco faceva continue pressioni all’impero Austro-Ungarico per aumentare le promesse territoriali al regno d’Italia in caso di vittoria degli imperi centrali.

Alla fine l’offerta territoriale promessa all’Italia in caso di vittoria risulta essere quella della Triplice Intesa.

ll 26 aprile 1915 viene firmato segretamente il Patto di Londra da Salandra e da Sonnino senza avvisare il consiglio dei ministri. Il 3 maggio il governo notifica la sospensione del trattato dallenza stipulato con l’Austria- Ungheria e con l’impero tedesco. Il 7 maggio 1915 Salandra riferisce ai ministri dell’avvenuta firma del Patto di Londra concordato con le potenze dell’Intesa.

L’articolo 5 dello Statuto Albertino dichiara che ogni ampliamento territoriale o manovra finanziaria deve essere approvata dal parlamento italiano. In quel momento il governo italiano si rende conto che la maggior parte del parlamento è sfavorevole alla guerra seguendo chiaramente le idee del precedente capo del governo Giolitti. Salandra il 13 maggio decide che è inutile esporsi in parlamento e rassegna le proprie dimissioni al re Vittorio Emanuele III. A questo punto si apre un acceso dibattito politico assumendo toni d’esaltazione fin da allora sconosciuti capaci alla fine di poter condizionare la crisi parlamentare.

In questo clima acceso troviamo Gabriele d’Annunzio che con i suoi discorsi bellicisti infiamma le masse arrivando a dei veri e propri tour condotti per le città italiane.

Il 16 maggio 1915 il re d’Italia Vittorio Emanuele III prese in considerazione lo svolgersi degli eventi e sulla spinta di essi conferma l’incarico a apodo del governo a Salandra. I giolittiani vengono presi dal panico dagli ultimi eventi e quindi in parlamento votano a favore per conferire al governo pieni poteri in caso di guerra. I socialisti che sono contrari alla guerra assumono una posizione ambigua dichiarando di non aderire e di non sabotare. Il PSI perciò si dichiara neutralista ma allo tesso tempo conferma la sua ostilità nei confronti di un sabotaggio contro le idee interventiste patriottiche. Si evidenzia il peso del patriottismo anche in un partito neutralista come il PSI. 

Il 23 maggio 1915 dopo l’approvazione parlamentare sono aperte ufficialmente le ostilità da parte italiana contro l’esercito austro-ungarico.             

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