IL CASTELLO: MOLTO PIU’ CHE UNA SEMPLICE FORTIFICAZIONE

medCastelloL’immaginario collettivo di oggi identifica ed interpreta il nome castello, come una fortificazione a scopo prevalentemente difensivo composta da mura possenti merlate e di bastioni, con alte torri rotonde o quadrate ai lati provviste di feritoie ed un torrione più’ massiccio posizionato al centro della costruzione, ponti levatoi con fossati pieni di acqua con nel mezzo soprastanti alle porte delle grandi travi, alzate ed abbassate con degli ordigni, per schiacciare gli attaccanti.

In realtà’ per quanto questo sia per buona parte vero, la storia del castello e’ molto complessa ed articolata, con una sua evoluzione diversificata nei secoli e non e’ accettabile dare un solo tipo di identità ed un solo tipo di significato al nome castello per cui la terminologia in questione, deve essere approfondita in tutti i suoi aspetti per comprenderne appieno, significato, storia generale ed importanza storica.
Lo scopo difensivo cercato nei secoli, dalle varie genti di varie etnie e cultura, popolanti l’Europa dopo la dominazione romana, trovava nel castello dell’ XI secolo, la quasi massima espressione del suo significato e del suo scopo, cioè’ non solo quello difensivo ma anche quello di centro urbano.
Un centro urbano quindi capace di offrire ai suoi abitanti protezione e riparo dagli attacchi nemici esterni al tempo stesso, favorendo l’economia interna del luogo controllato dal castello, garantendo sicurezza ed attirando così’ una comunità di persone.
Contemporaneamente il castello serviva anche come struttura militare per sottolineare la potenza del comandante del territorio da esso controllato solitamente di ceto nobile, in grado così di affermare la propria autorità’ all’interno ed all’esterno della costruzione.

medioe39Gli antenati del castello risalgono al tempo della preistoria e si trattava di recinti di diversi ettari presenti nella Francia centrale, nella Germania occidentale, nell’oriente slavo ed in Gran Bretagna mentre nei paesi mediterranei esistevano i castellieri simili alle costruzioni descritte prima, questi ultimi esistenti anche in Italia nell’Appennino tosco-emiliano, vennero per la loro maggioranza riutilizzati in epoca medievale.

Questi recinti furono i primi antenati dei castelli medievali di cui alcuni sono arrivati fino ai giorni nostri con i propri segni lasciati dal tempo.
Per secoli la dominazione romana aveva garantito una sicurezza nei territori dell’Impero ma dal III secolo D.C. la sempre più’ pressante penetrazione barbarica provocano la risposta delle città imperiali romane presenti nell’ Europa occidentale le quali si fortificano e con esse le ville di alcuni patrizi che si muniscono di torri o di qualunque altro dispositivo di difesa.
Questa e’ un ‘altra testimonianza storica dei primordiali castelli.
Nell’epoca appena descritta, fanno la loro comparsa nei territori prealpini le Chiuse, postazioni difensive con torri di avvistamento e di segnalazione, in grado di sbarrare il passo ad eventuali invasori.
La solidità’ di queste costruzioni, permisero il loro riutilizzo in epoca medievale e furono anche di spunto per le fortificazioni edificate successivamente.
Alcune di queste costruzioni difensive sono arrivate fino ai giorni nostri.
Le fortificazioni di epoca tardo-romana, vennero utilizzate dai barbari appena installati nei territori dell’Impero, per esempio i goti durante il regno di Teodorico, ne costruirono altre mentre i vescovi provvidero a recintare le posizioni civili, fortificandole.
Tali decisioni ecclesiastiche nel tempo vennero sempre più’ attuate accostandosi ed anche talvolta supplendo alle decisioni prese in merito dalle autorità civili.
Si capisce dunque che nonostante le prime fortificazioni siano nate in epoca preistorica, il bisogno di proteggersi nel tempo non si e mai affievolito tuttavia non si può affermare l’esistenza di una alta diffusione dei castelli nell’epoca tardo-antica come non e’ accettabile confermare una continuità nella loro funzione.
Lo stesso vale per l’istituzionalita’ dei castelli che avvenne in una epoca più’ tardi.
E’ chiaro quindi la confusione a livello statale lasciata dopo le invasioni barbariche in Europa ed il bisogno di sicurezza delle popolazioni civili, testimonianze arrivate fino ai giorni nostri dimostrano una sicurezza sociale poco solida nelle campagne.
Per comprendere la situazione dell’epoca, basti pensare al periodo dopo la morte del Re dei Franchi Ludovico Il Pio (778 D.C. – 840 D.C.), figlio del Re dei Franchi Carlo Magno (768 D.C. – 814 D.C.) nel IX secolo D.C. i pauperes homines dell’Aquitania mettevano i loro beni in salvo nelle chiese mentre nella regione bergamasca alcuni abitanti sono costretti ad abbandonare le loro abitazioni rifugiandosi in montagna ed in città, lasciando le loro case colme di oggetti di varia tipologia.
Lo stesso Re dei Franchi Ludovico Il Pio aveva disposto per la sicurezza della popolazione locale, l’obbligo alle genti di risiedere all’interno dei castelli anche in tempo di pace e di provvedere ai messi regi alla custodia delle zone ad essi loro affidate.
Tale ordine pero’ riguarda soltanto le zone costiere per i castelli precedentemente in mano bizantina e meglio fortificati per fronteggiare le aggressioni saracene provenienti dal mare.
Il Papa Gregorio IV (795 D.C. – 844 D.C.) aveva fatto fortificare Ostia che venne ribattezzata Gregoriopolis contro possibili incursioni saracene e dopo l’846 D.C. venne edificato dall’imperatore dei Romani Lotario I (795 D.C. – 855 D.C.) e suo figlio Ludovico II futuro Imperatore dei Romani (825 D.C. – 875 D.C.), con il diretto interessamento del Papa Leone IV il muro vaticano attorno a San Pietro raccogliendo, quindi, la popolazione di Centocelle dentro una nuova cinta muraria, chiamata Leopolis.
Stesse iniziative vengono prese nell’Italia meridionale e nelle coste della Provenza.
Durante questi avvenimenti, nel regno italico avviene per il costante senso di insicurezza della popolazione, uno dei fatti importanti nella storia dei castelli, l’ordine dal Re di fortificare le chiese ed i monasteri suburbani per cui negli ultimi due decenni del IX secolo D.C. sorgono tali fortezze anche nelle zone rurali, intorno agli edifici religiosi vengono allestiti dei tumuli e sui due versanti dell’Appennino Tosco-Emiliano vengono costruititi dei veri e propri castelli grazie alla collaborazione ed all’interessamento del vescovo di Piacenza e del Marchese Adalberto di Toscana (820 D.C. – 886 D.C.).
Queste sono le prime manifestazioni nell’Italia medievale di una corsa alla costruzione dei castelli che si intensificherà sempre di più’ in seguito.
Altre testimonianze di incastellamento continuo sono la costruzione di nuovi castelli, sulla costa atlantica per fronteggiare l’invasione vichinga da parte dei re della dinastia Carolingia negli anni 862 D.C. – 864 D.C. e successivamente dopo l’887 D.C. da iniziativa di conti, vescovi ed abati, interessati alla questione anche per l’insufficiente risposta del regno.

ricostruzioneIl Re di Germania Enrico I (876 D.C. – 936 D.C.) per opporsi all’invasione ungara cerca di creare una rete di castelli ad ovest del fiume Reno per difendere le sue popolazioni, simili avvenimenti si hanno anche in Francia orientale ed in Italia centro-settentrionale dopo la liberazione delle coste tirreniche, dalla lunga dominazione saracena.

Se i recinti preistorici presentano erchie anulari o quadrangolari, costruite in terra battuta, in aperta campagna od in alture, talvolta irrobustite da pietre e da muri a secco, le fortezze ij eta’ carolingia ed ottoniana posseggono fossati o semplici palizzate in legno oppure siepi spinose e vengono edificate in residenze regie come Compiegne e Goslar ed attorno a monasteri e corti agricole.
Essi proteggono spazi estesi con abitazioni sparse con una o più’ chiese.
I castelli per scopi prevalentemente militari vengono costruiti su alture e alcuni di questi sono talmente simili a quelli preistorici da confonderli con altri di epoca diversa.
Un importante perfezionamento nella costruzione dei castelli a scopo difensivo, fu l’introduzione della motta in buona parte d’Europa.
La motta è un accumulo artificiale di terra battuta, contornato da fossato e palizzata alto fino a quindici metri sul piano di campagna servito a a sostenere una torre quadrangolare di legno chiamata in francese donjon.
Nel corso del XII secolo la forma quadrangolare viene soppiantata dalla forma poligonale, forma che migliorava la difesa del castello perché’ riduceva gli angoli morti dopodiché’ venne ulteriormente migliorata tale forma costruendo torri circolari oppure edificando attorno al torrione quadrangolare una “camicia” in muratura curvilinea.
Tra le tante testimonianze pervenuteci fino ad oggi dell’epoca dei castelli si ha quella di un anonimo poeta francese che descrive l’immaginario castello di Renart a Maupertuis come una struttura solida con una forte chiusura, con torri, mura, palizzate, baluardi con dongioni da non poter essere valicati e fossati profondi, alti e ben riparati.
Questo castello immaginario viene descritto dal poeta francese con muri forti e spessi, alti e robusti, provvisto di merli sopra la motta all’entrata della fortezza, guardati e levati sono i ponti con la catena da una parte. Il castello era assisto in una roccia.
La descrizione del poeta francese appare subito contraddittoria e confusa con elementi in pietra e legno molto improbabili, in alcuni casi da unire insieme ma da’ un chiaro segnale di impenetrabilità’ che il castello doveva infondere a chiunque.
Altro aspetto da sottolineare della descrizione del poeta francese, la difficoltà anche all’epoca dei castelli di descrivere la realtà materiale delle fortezze poiché le forme si diversificavano molto e anche ai giorni nostri dare una immagine valida universale di castello come punto di riferimento per tutti i castelli esistenti risulta impossibile.
Infatti non e’ possibile standardizzare un castello come simbolo da prendere spunto per tutti gli altri esistenti non soltanto per le diverse epoche di costruzione di ogni castello ma anche per i materiali utilizzati per edificarli che cambiavano dipendentemente al luogo di stanziamento del castello.
Fornire una descrizione dettagliata dei materiali utilizzati per la costruzione dei castelli è possibile ma tenendo conto dell’epoca di edificazione, della posizione di questi ultimi, della distanza delle risorse necessarie, i fondi economici sufficienti per raggiungere l’obbiettivo.
In alcuni casi l’insufficienza dei materiali per la costruzione dei castelli, la reperibilità per la lontananza dei giacimenti, rendeva necessario edificare il castello o la fortificazione con risorse diverse contemporaneamente, per esempio legno e pietra insieme, mischiando materiale nobile con quello poco nobile.
Una testimonianza storica è quella nel XIV secolo del castello di Cerreto Guidi in Toscana nel quale gli abitanti si trovano a dover far fronte ad una spesa troppo gravosa per la costruzione delle fortificazioni della fortezza.
Confermato il costo eccessivo per il continuo dei lavori per il lungo trasporto dovuta alla lontananza dei giacimenti di pietra, si decide di utilizzare pietra e mattoni per i primi due metri, in cima per il cammino di ronda, per il parapetto e per i merli mentre per i restanti quattro metri e mezzo di parte intermedia “de terra”.
Sempre in Italia l’uso di mattoni inizia dal XIII secolo ma non da’ un segno immediato rivoluzionario, nella metodologia di costruzione.
Nei castelli lucchesi e pisani il mattone non compare prima del XIII secolo e per esempio, l’utilizzo avviene in parte nel castello con il coronamento delle torri.
In Italia è tra il 1300 ed il 1400 che il mattone inizia ad essere largamente utilizzato per l’edificazione dei castelli.
I ciottoli di fiume, citati precedentemente, vengono usati prevalentemente nei castelli piu’antichi ed anche quelli della Toscana del 1300 come il castello di Barberino Val d’Elsa e Tignano.barberino_val_d_elsa_castello_tignano

La terra continua ad essere usata nei castelli come materiale di edificazione insieme alla muratura e con l’introduzione delle artiglierie, antagoniste molto potenti delle fortificazioni, conoscera’ una nuova stagione e verra’ utilizzata per la costruzione della scarpa che difende la base delle cortine del casello.

Il legno nonostante l’utilizzo degli altri materiali appena citati, continua ad essere per quasi tutto il medioevo una risorsa abbastanza largamente impiegata.
Nel X e XI secolo sono in legno le torri di Aqui e nell’Italia settentrionale in questa epoca continua l’utilizzo di questo materiale per la costruzione di diverse parti del castello.
La spiata fatta con pali di legno forse tagliati a meta della loro lunghezza, la britisca, il propugnaculum, una piattaforma in legno in aggetto su una torre di solito in zona francese.
Alcune zone interne del castello sono in legno e la zona esterna al cassero molto spesso viene edificata in legno, a volte, di abete.
Un altro materiale usato nella costruzione dei castelli è il tufo una pietra vulcanica magmatica.
Le composizioni e le dosi dei vari materiali di costruzione cambiano per l’incontro di esigenze costruttive diverse.
Degli esempi sono a Fiorenzuola, il rapporto tra calce e pietra per ogni braccio di muro varia a seconda del tipo di materiale usato per fare la calce stessa: 3,1/2 moggia di calce se per farla si tulizza pietra di cava mentre 5 moggia se invece e pietra di fiume.
A Romena la composizione della malta registra un rapporto di 28,5 di calce e 71, di sabbia, stesse cifre quasi a Montefiascone.
A Montefiascone per fronteggiare il problema della permeabilità, viene utilizzato un metodo del tutto originale legando del grasso animale, o olio, o cera, o resina, alla calce e per stuccare le giunture del pavimento si unisce alla malta tegole polverizzate.
Il problema della permeabilità viene risolto in base ai materiali locali vicini al luogo di edificazione del castello.
A Cagliari si usa lo smalto e sui tetti si stende uno strato impermeabilizzante di pece, nei castelli normanni della Sicilia si usa ghiaia di mare secondo un uso da secoli, per i pavimenti della Rocca di Rivoli Veronese nel XII secolo si utilizza terra con grumi di calce e pietra mentre sempre a Cagliari i pavimenti del castello sono completati da uno strato di calce viva , legno ed alghe marine.

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Il problema idrico per l’approvvigionamento di acqua potabile nel castello, viene risolto come per esempio nella Rocca di San Silvestro nel periodo dal’ XI al XIII secolo, la cisterna del castello viene rivestita con strati di smalto e cacciopesto, nella stessa epoca in Sicilia nel castello di Calathamet viene rivestita con calce idraulica la cisterna.

Nella Rocca di Rivoli blocchi calcarei nella parte superiore e mattoni quella inferiore riveste la cisterna ma il capolavoro ingegneristico si riscontra nel castello di Porciano nel Casentino.
Nel Castello di Porciano un complesso sistema idrico di raccolta e di depurazione dell’acqua piovana, utilizza un condotto di cotto dentro la cortina muraria e raccoglie le acque meteoriche dall’alto della torre per convogliarle dentro una vasca di decantazione in pietra, intonacata e coperta da una volta a botte. Da qui un altro condotto provvisto da una serie di filtri in pietra, costruito con sassi di fiume, da cui finalmente, l’acqua arriva pulita nella cisterna principale di raccolta.
Talvolta il sistema idrico poteva rappresentare il punto debole del castello come per esempio era l’acquedotto che riforniva di acqua il famoso Krak dei cavalieri in Terra Santa.

Krak Des Chevaliers, Syria

Il castello Krak dei Cavalieri in Terra Santa dopo molte vicissitudini ed abitato dai cavalieri dell’Ordine degli Ospedalieri, venne conquistato nel 1271 dal sultano mamelucco d’Egitto Beybars (1223 – 1277) con uno stratagemma dice la leggenda, secondo la quale alla fine dell’assedio il sultano invio un piccione viaggiatore ai cavalieri con un messaggio del Gran Maestro degli Ospitalieri, ordinando la resa della guarnigione.

I cavalieri obbedirono anche per inferiorità numerica.
In realtà dopo la conquista per iniziativa del sultano Beybars, al Krak dei cavalieri venivano aggiunte altre torri difensive.
L’importante era tra le tecniche difensive, impedire e rallentare il più’ possibile il nemico nella scalata delle mura del castello.
Se nei secoli nella prima parte del medioevo le macchine d’assedio si susseguirono, la vera rivoluzione nella metodologia e nella tecnica di assedio delle fortificazioni in generale avvenne con l’introduzione della polvere da sparo, verso il tramonto del medioevo, a partire dal 1200. Sostanza che con i vari perfezionamenti delle armi in cui essa troverà applicazione, verrà utilizzata sempre di più negli anni dopo, soprattutto a partire dal XIV secolo.
Con gli anni capendo la necessità di rallentare il più’ possibile l’avanzata del nemico, non potendo garantire la totale impenetrabilità delle mura del castello per la potente offensiva scaturita dalle armi da fuoco si cercarono nuove tecniche di costruzione delle fortificazioni e i muri esterni vennero edificati obliqui dal terreno e come si può’ notare in alcune città e forti dell’epoca come la città di Vienna del XVI secolo, uscita vittoriosa dall’assedio ottomano del 1683, bastioni a forma di stella, per cercare di deviare i proiettili ricevuti in battaglia. Tali avvenimenti storici, la costruzione di nuove mura a forma di stella, furono l’espressione chiara, dei tentativi di un’epoca evolutiva delle fortificazioni che stava giungendo al suo termine.

viennamapIl vero apogeo dei castelli fu nel medioevo dal XI secolo al XIII secolo fino all’avvento della polvere da sparo, un’epoca in cui il bisogno di sicurezza ereditato dalla fine dell’Impero Romano d’Occidente, le continue invasioni esterne ed i continui attacchi nemici, furono tra i principali motivi scatenanti per ricercare di creare un sistema abitativo stabile e duraturo a livello sociale, non solo con obiettivi difensivi ma anche economici e politici, riuscendoci, contribuendo ad un’ evoluzione delle fortificazioni iniziata secoli prima ai tempi della preistoria.

 

 

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