L’ORGANIZZAZIONE DEI ROMANI IN GUERRA

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Raffigurazione dell’esercito Romano

La civiltà romana per secoli dalla sua fondazione nel 753 A.C. fino al 476 D.C si affidò ad un esercito che tranne gli ultimi periodo di esistenza dell’Impero Romano d’Occidente il quale si stava avviando sempre di più verso la decadenza e la disfatta, era considerato quasi invincibile e possedeva durante l’epoca repubblicana ed imperiale, una organizzazione molto avanzata per quel tempo con un equipaggiamento, tattiche in battaglia, gestione precisi e studiati in maniera da non temere alcun rivale in battaglia.

Dalla fondazione di Roma in poi durante l’epoca regia in cui la città era governata da un Re, il cittadino si arrangiava lui stesso a procurarsi a proprie spese, l’equipaggiamento per andare in guerra e l’armata durante il regno di Romolo raggiungeva circa i 3000 soldati, Roma era l’insieme dei sette colli perciò esercito era poco numeroso.

Con il passare del tempo e con l’espansione di Roma, al tempo dell’epoca imperiale sotto l’Imperatore Augusto, conseguentemente alla riforma militare Augustea, del’esercito romano raggiungeva circa le 300000 unità per difendere e coprire un impero che partiva dalla Spagna con il nord Africa, Egitto fino al fiume Danubio, il suo confine Europeo occidentale e fino all’Anatolia suo confine orientale.

L’organizzione dell’esercito di Roma subì alcuni cambiamenti durante la sua storia, nei secoli sia in alcuni elementi dell’equipaggiamento sia in alcuni aspetti generali come per esempio quando furono creati nel tardo impero i Limitanei soldati addetti a sorvegliare le frontiere ed i comitatensi armati più pesantemente.

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Illustrazione dell’equipaggiamento di un legionario romano

Dopo le guerre Sannitiche, l’esercito di Roma venne provvisto di un equipaggiamento univoco per tutti e nel corso della sua storia, l’equipaggiamento principale era così fornito: una armatura che ricopriva il tronco chiamata Lorica Segmentata per via delle strisce metalliche che legate davanti con dei lacci ed anche dietro sulla schiena fornivano una buona protezione senza di molto impacciare i movimenti del legionario, il soldato romano, durante la battaglia, poi veniva anche usata la Lorica Squamata, prodotta a scaglie di metallo sovrapposte l’una all’altra e la Lorica Hamata, una cotta di maglia, anelli metallici di ferro, intrecciati fra di loro, la galea elmo in pelle oppure il cassis, elmo di metallo con decorazioni e cresta sopra se indossarlo era un ufficiale, poi il gladio, una spada di lunghezza media, lo scutum, uno scudo grande ricurvo rettangolare ricoperto ai lati da una striscia di metallo per renderlo più resistete e con nel mezzo un placca semisferica di metallo per deviare le punte delle armi nemiche durante il combattimento, il pilum un giavellotto  particolare perchè quando scagliato, a distanze fino ai 25-30 metri, rendendo gli scudi avversari inutilizzabili oppure impalando i nemici, non si poteva più riusare per il meccanismo del piegamento tra l’asta e la punta e degli schinieri, più tardi usato solo nella parte della gamba non protetta dallo scudo ma gli schinieri andranno in disuso alla fine della repubblica.

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Illustrazione di un Accampamento Romano

Tra i vari aspetti che caratterizzavano l’esercito romano, non era solo il buon equipaggiamento, le tattiche e l’addestramento militare c’era anche la tecnologia utilizzata durante le guerre, costruire un ponte come quello durante la guerre galliche di Gaio Giulio Cesare in circa soli dieci giorni è ancora ad oggi un capolavoro dell’ingegneria militare e un’altra caratteristica, i Romani l’avevano nel costruire gli accampamenti militari, se dovevano passare la notte, durante una battaglia, si chiudevano dentro un campo fortificato con mura di legno, un fossato pieno di acqua, quattro ingressi, due per lato, un accampamento organizzato con all’interno alloggi sai per i soldati, sia per gli ufficiali, difficilmente prendibile da parte nemica, una pratica non iniziata da loro ma invece perfezionata.

In battaglia in campo aperto, le legioni, prima di ingaggiare il combattimento corpo a corpo, lanciavano contro le truppe nemiche il pilum, poi caricavano le file avversarie.

Se i legionari erano messi in diffcoltà, come poteva succedere durante gli assedi, per il lancio di frecce da parte dei nemici, usavano una tattica ideata dai romani e utilizzabile per l’uso del loro grande scudo rettangolare ricurvo lo scututm, la testudo, i legionari univano i loro scudi creavano stando vicini gli uni agli altri una corazzatura che proteggeva i legionari, anche durante la loro marcia.

I legionari romani, quindi erano armati in modo pesante e nello scontro con altre fanterie aveva dei vantaggi ma nello scontro di particolari cavallerie poteva avere dei punti a suo sfavore infatti le difficoltà di questo tipo le trovo’ in oriente, quando i romani affrontarono i Parti, popolazione che possedeva una cavalleria sia pesante che con arcieri a cavallo, in grado di lanciare frecce dalla cavalcatura anche durante il galoppo, in questo modo la fanteria romana non poteva ingaggiare battaglia e veniva bersagliata di continuo dalle frecce partiche e caricata dalla cavalleria pesante dei Catafratti dei parti.

Famosa fu la Battaglia di Carre a metà del I secolo D.C. Crasso uno dei triunviri, di Roma cercando gloria e ricchezza in oriente, condusse in battaglia il suo esercito, contro la Partia, non ascoltando gli Armeni che gli sconsigliarono di seguire la strada più lunga invece di quella più breve ma più prudente e sicura, Crasso scelse quella più facile e quando capì con le truppe stanche dalla marcia di trovarsi in un territorio ostile a lui e favorevole ai parti, l’esercito nemico lo attaccò con la cavalleria parica che bersagliava di frecce i legionari romani e fu un massacro in cui perse la vita anche Crasso.

Con la salita al trono imperiale dell’Imperatore Adriano, i confini dell’Impero Romano furono ridotti ad oriente anche per questo motivo, troppo vasto era il territorio per essere sorvegliato tutto efficientemente e le truppe partiche avevano messo in difficoltà più di una volta le truppe romane.

Durante la sua vita, l’Impero Romano aveva assimilato, alcune pratiche militari, anche dai popoli conquistati, uno degli esempi fu durante la guerra contro la città di Cartagine, i romani affrontarono una potenza sul mare mentre loro stessi si cimentavano per la prima volta ad ingaggiare battaglia in mare e anche in questo caso adottarono uno stratagemma per utilizzare a loro supremazia nelle battaglie di terra.

I romani capendo la supremazia marittima dei cartaginesi, idearono un ponte con alla sua estremità un gancio chiamato rostro e anche detti corvi, in modo che quando veniva abbassato verso le navi nemiche, le agganciava e sopra di esso, i romani potevano usare la potenza delle loro fanterie, contro le truppe cartaginesi.

L’esercito romano del tardo impero, proseguì per qualche tempo alcuni elementi, ritrovabili nell’Impero Bizantino suo erede, un esempio di organizzazione militare come quella di Roma e assimilazione di elememti bellici da altre popolazioni, sono i Catafratti bizantini, unità di cavalleria pesante, da ricordare l’episodio della guerra greco-gotica del Vi secolo D.C. in Italia, vinta dai Bizantini di Giustiniano  contro gli Ostrogoti, poi per essere sostituito da altre unità, di certo è che l’Impero che ereditava la storia di Roma, possedeva un esercito ben equipaggiato e come gli Imperatori rìRomani aveavo la Guardia Pretoriana a proteggerli, gli Imperatori Bizantini dopo la guerra vinta dall’Imperatore bizantino Giovanni I Zimisce contro i Rus di Kiev nel X secolo D.C. avevano la Guardia Variaga a preoccuparsi per la loro incolumità.

L’esercito romano si dissolse come arma militare nel 476 D.C. con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente ma conquistò uno tra gli imperi più vasti della storia e per secoli garantì la sicurezza dei confini di un territorio così vasto.

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